Green-Track: il brevetto che trasforma ogni bottiglia in un oggetto digitale intelligente

 


L’abbandono indiscriminato di lattine, bottiglie e contenitori di ogni sorta è un problema che sta devastando il nostro ambiente. Per porvi rimedio un ingegnere che vive a Giarre ha ideato un brevetto per trasformare l'obbligo del recupero in un vantaggio economico certificato per il consumatore e per il produttore. L’idea è di Rosario Melissa, ingegnere e insegnante di scuola secondaria, che da anni si occupa di tecnologia, sistemi e innovazione applicata ai servizi e alle infrastrutture pubbliche. Parallelamente all’attività didattica, ha lavorato su progetti che cercano di tradurre la tecnologia in soluzioni per problemi quotidiani. “Passeggiavo sul lungomare con la mia famiglia - racconta - quando, guardando oltre il muretto che separa la strada dalla scogliera, ho notato una grande quantità di contenitori abbandonati: bottiglie in plastica, vetro, lattine in alluminio. Ma, al di là del degrado ambientale, ciò che mi ha colpito è stato altro: com’è possibile che oggetti prodotti, distribuiti e venduti attraverso processi industriali estremamente sofisticati diventino improvvisamente anonimi nel momento esatto in cui si trasformano in rifiuti? Da questa domanda è nato Green-Track, un progetto che affronta quello che considero il “punto cieco” dell’economia circolare: l’anonimato dei contenitori nel post-consumo. Conosciamo con precisione i volumi di produzione, ma abbiamo informazioni molto limitate su dove i contenitori finiscono, su come vengono recuperati e su quale qualità abbia il materiale restituito. Questa mancanza di tracciabilità rende difficile non solo la tutela dell’ambiente, ma anche una gestione efficiente e sostenibile del riciclo”.

L’idea di Green-Track è quella di rendere ogni bottiglia un oggetto digitale intelligente, ogni contenitore riconoscibile e tracciabile lungo l’intero ciclo di vita, senza etichette aggiuntive e senza alterare i normali ritmi industriali, solo attraverso una marchiatura strutturale che ne conferisce una Identità digitale (Id). “Non si tratta di introdurre controlli invasivi - spiega Melissa - ma di creare un’infrastruttura che colleghi, in modo coerente, produzione, consumo e recupero, trasformando il rifiuto in un’informazione utile e verificabile, in un oggetto intelligente”.

Elemento centrale del progetto è la libertà di scelta del cittadino. Il sistema è progettato per funzionare sia in modalità anonima sia, su base volontaria, con l’associazione dell’identità personale all’Id del contenitore. Quest’ultima possibilità consente di valorizzare i comportamenti virtuosi attraverso incentivi o servizi, senza alcun obbligo. La tracciabilità ambientale resta garantita in entrambi i casi, nel rispetto della privacy e delle normative vigenti.

L'architettura brevettata (Patent pending) è progettata per essere applicata a ogni supporto. Il sistema integra una marcatura strutturale permanente (su polimeri, metalli e vetro) con un motore software centrale di validazione in tempo reale. Ogni contenitore riceve in produzione un codice univoco che permette di distinguerlo dai miliardi di altri contenitori. Al momento dell’acquisto, il cittadino compie una scelta istantanea: associa il proprio Id al contenitore che diventa “suo” e riceve un premio/sconto. Massimo vantaggio, zero costi. Oppure resta anonimo e paga una cauzione che gli viene restituita al momento del riciclo certificato nei punti di raccolta automatizzati. 

“In una fase storica in cui si parla molto di transizione ecologica - conclude Melissa - credo sia importante dimostrare che tutela dell’ambiente ed economia non sono in contraddizione: se progettate con attenzione, possono procedere insieme, generando benefici concreti sia per la collettività sia per il sistema produttivo.

Green-Track, infatti, non è solo un software o un macchinario: è un nuovo modello di economia dove tutti vincono. Vince il cittadino che viene premiato, vince l’azienda che aumenta i profitti e, finalmente, vince l’ambiente che torna ad essere incontaminato”.


Maria Gabriella Leonardi
Pubblicato sul quotidiano La Sicilia il 13 febbraio 2026

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