Anche a Giarre sono in corso prove tecniche di dialogo e convivenza tra popoli. Ieru sera il centro di prima accoglienza "San Giovanni Battista" per minori stranieri non accompagnati di via Cusmano ha ospitato un particolare spettacolo con un cantastorie africano, Pap Kanoute, che ha intrattenuto gli ospiti del centro cantando le storie dei loro paesi di origine suonando uno strumento musicale tipico africano. Allo spettacolo era presente anche l'assessore alle politiche sociali Enza Rosano che sin dal suo insediamento ha seguito l'attivita'di questo centro. "Appena insediata - spiega l'assessore - mi sono giunte delle proteste. Ho avviato un dialogo con i vicini e con la struttura. C'erano, ad esempio, spesso dei ragazzi che la notte bivaccavano fuori. Ho spiegato che si tratta di minorenni e la
difficile situazione che hanno alle spalle. Nel contempo ho dialogato con la struttura e ora i ragazzi hanno delle regole ben precise da rispettare. Inoltre, oltre a pulire la loro struttura hanno anche pulito le strade intorno. In futuro, i ragazzi che hanno un tutore
potrebbero partecipare alla pulizia di altri luoghi pubblici insieme ad altri volontari giarresi".
Il centro ospita circa 70 minori; il responsabile, da alcuni mesi, e' Carmelo Leanza che spiega: "Ho costituito anche un comitato interno con i rappresentanti di ogni Paese per stabilire un codice di comportamento. Per noi e'importante curare il decoro". All'interno
della struttura c'e'anche un piccolo luogo di preghiera, un sorta di moschea. Gli ospiti non sono tutti musulmani, vi sono anche cristiani.

Nella struttura i ragazzi ricevono una prima alfabetizzazione, imparano a conoscere le leggi italiane e ricevono un tutore legale. Una trentina non ha ancora un tutore legale. Dovrebbero restare nel centro per 3 mesi ma poi, a causa delle lungaggini burocratiche e
delle continue emergenze immigrati, restano di piu'. 19 persone lavorano nel centro, incluso un mediatore culturale africano. "Abbiamo capito - spiega Leanza - che il modo migliore per comunicare con loro e'quello di coinvolgerli nella casa comune, responsabilizzarli. Ognuno
di loro ha problemi e la strada migliore da praticare e'il metodo formativo educativo. Con un percorso piu'profondo si ottengono risultati".
Non scontata neanche la convivenza tra gli stessi ospiti, talvolta appartenenti a popoli in guerra tra loro, guerre e sofferenze da cui fuggono ma che restano come ferite nei loro cuori.
MGL
Pubblicato sul quotidiano La Sicilia il 7 agosto 2016
difficile situazione che hanno alle spalle. Nel contempo ho dialogato con la struttura e ora i ragazzi hanno delle regole ben precise da rispettare. Inoltre, oltre a pulire la loro struttura hanno anche pulito le strade intorno. In futuro, i ragazzi che hanno un tutore
potrebbero partecipare alla pulizia di altri luoghi pubblici insieme ad altri volontari giarresi".
Il centro ospita circa 70 minori; il responsabile, da alcuni mesi, e' Carmelo Leanza che spiega: "Ho costituito anche un comitato interno con i rappresentanti di ogni Paese per stabilire un codice di comportamento. Per noi e'importante curare il decoro". All'interno
della struttura c'e'anche un piccolo luogo di preghiera, un sorta di moschea. Gli ospiti non sono tutti musulmani, vi sono anche cristiani.

Nella struttura i ragazzi ricevono una prima alfabetizzazione, imparano a conoscere le leggi italiane e ricevono un tutore legale. Una trentina non ha ancora un tutore legale. Dovrebbero restare nel centro per 3 mesi ma poi, a causa delle lungaggini burocratiche e
delle continue emergenze immigrati, restano di piu'. 19 persone lavorano nel centro, incluso un mediatore culturale africano. "Abbiamo capito - spiega Leanza - che il modo migliore per comunicare con loro e'quello di coinvolgerli nella casa comune, responsabilizzarli. Ognuno
di loro ha problemi e la strada migliore da praticare e'il metodo formativo educativo. Con un percorso piu'profondo si ottengono risultati".
Non scontata neanche la convivenza tra gli stessi ospiti, talvolta appartenenti a popoli in guerra tra loro, guerre e sofferenze da cui fuggono ma che restano come ferite nei loro cuori.
MGL
Pubblicato sul quotidiano La Sicilia il 7 agosto 2016
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