martedì 9 agosto 2016

Giarre, prove tecniche di convivenza

Anche a Giarre sono in corso prove tecniche di dialogo e convivenza  tra popoli. Ieru sera il centro di prima accoglienza "San Giovanni  Battista" per minori stranieri non accompagnati di via Cusmano ha  ospitato un particolare spettacolo con un cantastorie africano, Pap Kanoute, che ha intrattenuto gli ospiti del centro cantando le storie  dei loro paesi di origine suonando uno strumento musicale tipico  africano. Allo spettacolo era presente anche l'assessore alle  politiche sociali Enza Rosano che sin dal suo insediamento ha seguito l'attivita'di questo centro. "Appena insediata - spiega l'assessore -  mi sono giunte delle proteste. Ho avviato un dialogo con i vicini e  con la struttura. C'erano, ad esempio, spesso dei ragazzi che la notte  bivaccavano fuori. Ho spiegato che si tratta di minorenni e la
difficile situazione che hanno alle spalle. Nel contempo ho dialogato  con la struttura e ora i ragazzi hanno delle regole ben precise da  rispettare. Inoltre, oltre a pulire la loro struttura hanno anche  pulito le strade intorno. In futuro, i ragazzi che hanno un tutore
potrebbero partecipare alla pulizia di altri luoghi pubblici insieme  ad altri volontari giarresi".


Il centro ospita circa 70 minori; il responsabile, da alcuni mesi, e'  Carmelo Leanza che spiega: "Ho costituito anche un comitato interno  con i rappresentanti di ogni Paese per stabilire un codice di  comportamento. Per noi e'importante curare il decoro". All'interno
della struttura c'e'anche un piccolo luogo di preghiera, un sorta di  moschea. Gli ospiti non sono tutti musulmani, vi sono anche cristiani.


Nella struttura i ragazzi ricevono una prima alfabetizzazione,  imparano a conoscere le leggi italiane e ricevono un tutore legale.  Una trentina non ha ancora un tutore legale. Dovrebbero restare nel  centro per 3 mesi ma poi, a causa delle lungaggini burocratiche e
delle continue emergenze immigrati, restano di piu'. 19 persone  lavorano nel centro, incluso un mediatore culturale africano. "Abbiamo  capito - spiega Leanza - che il modo migliore per comunicare con loro  e'quello di coinvolgerli nella casa comune, responsabilizzarli. Ognuno
di loro ha problemi e la strada migliore da praticare e'il metodo  formativo educativo. Con un percorso piu'profondo si ottengono  risultati".
Non scontata neanche la convivenza tra gli stessi ospiti, talvolta  appartenenti a popoli in guerra tra loro, guerre e sofferenze da cui  fuggono ma che restano come ferite nei loro cuori.

MGL
Pubblicato sul quotidiano La Sicilia il 7 agosto 2016
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