mercoledì 30 gennaio 2008

Tornare a scuola da adulti

Tornare sui banchi di scuola a una certa età è difficile ma lavorare senza possedere un “pezzo di carta” lo è ancor di più. Sono tanti nella zona gli adulti che tornano a scuola: c’è il pescatore che ha bisogno della licenza media per poter prendere la patente nautica o l’ambulante abusivo che ne ha bisogno invece per mettersi in regola. Per rispondere alle esigenze di alfabetizzazione e formazione degli adulti una decina di anni fa in Italia sono nati i Centri territoriali permanenti per l’educazione degli adulti (E.d.A). A Giarre ne esiste uno che ha sede nella scuola media annessa all’istituto d’arte e competenza su tutti i comuni dell’hinterland sino a Randazzo. Il prof.Salvatore Vasta è il vicario delegato dell’istituto per il centro E.d.A. e spiega:«Le persone hanno bisogno di conseguire la licenza media per stabilizzare o migliorare il loro lavoro o per intraprenderne uno nuovo; gli stranieri per convertire i titoli che hanno conseguito nella loro patria». L’E.d.A. accoglie anche “giovani difficili”, pluribocciati o affidati ai servizi sociali. Quest’anno la terza media degli adulti ha 28 alunni; 8 stranieri invece studiano per imparare l’italiano. Ma oltre di chi deve conseguire la licenza media, l’E.d.A. registra ogni anno un boom di iscrizioni ai corsi integrativi di informatica, lingue, ginnastica, découpage, musica, ceramica, pittura, teatro e trina d’ago. Quest’anno sono arrivate in segreteria circa 700 richieste e ne sono state accolte 500. Un numero che dimostra quanto sia vero che non si finisce mai d’imparare.
MARIA GABRIELLA LEONARDI

pubblicato su La Sicilia del 29 gennaio 2008

domenica 13 gennaio 2008

Giovani, presto la consulta


Passeggiare per corso Italia il sabato pomeriggio, i pub, le sale giochi, la piazza, due cinema: quello che offre la città ai giovani è tutto qui. Eppure di ragazzi a Giarre ve ne sono davvero tanti: ospitando, infatti, numerosi istituti scolastici, la città ogni giorno è meta di migliaia di studenti provenienti da tutto l'hinterland. Nascono le amicizie tra i banchi di scuola e finisce che ci si vede tutti a Giarre.
Ma a fare che? «Non c'è nessuno svago - dice un ragazzo - gli adolescenti il sabato passeggiano in corso Italia, ma i più grandi che hanno la macchina vanno fuori». «Vi sono diversi campetti "scavalca e giochi" - aggiunge un altro - dove se ti vedono che giochi non ti dicono niente». Punti di aggregazione sono solo oratori, parrocchie e scout. Per tutti i giovani una risposta alla loro voglia di protagonismo avrebbero potuto darla i centri giovanili. In passato ve ne erano due, nati per essere non solo sala-giochi quanto luoghi ove poter organizzare cineforum, laboratori musicali, teatrali, corsi di lingue, di informatica e tanto altro.
Per alterne vicende non sono più attivi: «Riguardo al centro di S. Maria la Strada - spiega l'assessore alle politiche giovanili Francesco Cardillo - si deve ristrutturare l'immobile e c'è un progetto pronto all'ufficio tecnico. Per gestirlo, una volta ristrutturato, si è fatta avanti la parrocchia che non dispone di locali adeguati per attività sociali. A proposito dell'Eurogiovani center si è concluso il progetto dell'associazione affidataria ed entro l'anno scadrà anche il contratto d'affitto del locale. Alla Provincia di Catania, che ha preso in affitto l'immobile, abbiamo chiesto di usare nel frattempo la struttura per metterla a disposizione di altre associazioni che ne hanno fatto richiesta». Ad oggi la Provincia non ha rinnovato l'affitto e, una volta scaduto il contratto, scadrà anche il sogno di un centro giovanile comunale.
Ma i giovani avranno un'altra chance per farsi sentire: «La settimana prossima - aggiunge Cardillo - si apriranno le iscrizioni all'albo comunale delle associazioni giovanili: servirà per istituire la consulta giovanile, prevista dallo statuto comunale. La consulta permetterà all'Amministrazione di coinvolgere i giovani su che si vuole fare, discuterne e renderli partecipi delle possibilità e delle difficoltà che si incontrano nel gestire la cosa pubblica».
Maria Gabriella Leonardi
(Pubblicato su LA SICILIA del 12 gennaio 2008)

venerdì 4 gennaio 2008

"A Giarre non c'è niente"

"A Giarre non c'è niente", "Giarre è una città morta, spenta". Un miliardo di volte avrò sentito pronunciare queste frasi dai giarresi. Ma sarà davvero così? Secondo me no, o non completamente. Ci sono potenzialità iniziative e ci sono pure molte persone qualificate e di buona volontà in grado di rendere migliore la città. A mio avviso, quello che piuttosto manca è il senso di appartenenza, la coesione sociale, un'identità comune e sentita. Chi organizza qualcosa la organizza per i suoi e tra i suoi; ci sono varie iniziativee ma ognuna chiusa nel proprio piccolo mondo. Mi viene in mente quella frase famosa dopo l'unità d'Italia: "L'Italia è fatta, adesso bisogna fare gli italiani". Credo che valga anche per Giarre: "La città c'è, bisogna fare i giarresi". D'altra parte quanti di voi sono giarresi da più generazioni? Dei miei amici e conoscenti una buona parte proviene da altri comuni, il giarrese doc," di S.Isidoro", è una rarità. Questo contribuisce all'assenza di un'identità comune. Giarre ha avuto nel corso dei decenni uno sviluppo demografico ed edilizio che non è andato alla pari con uno sviluppo della coesione sociale. Questa città per molti non è la città dei propri padri, sovente non se ne conoscono neppure le strade. Un tempo le persone erano conosciute per il nomignolo e non per il nome anagrafico così come in ogni quartiere o rione c'erano dei personaggi caratteristici: il barbiere che per 50 anni ha avuto il salone sempre nello stesso posto, il commerciante figlio di commercianti, il sacerdote parroco per decenni della stessa chiesa...Tutto ciò si è perso e allora bisogna creare qualcosa di nuovo. Per questo credo che accanto alle opere pubbliche occorre che le istituzioni, i cittadini, le scuole, le associazioni, anche giornali e tv "lavorino" sul sociale, per creare rete, per creare i giarresi. Mi piace quindi riportare una pagina tratta dalla rivista "Animazione sociale" che quando l'ho letta è riuscita quasi a commuovermi, perchè pensavo che nella mia città servirebbe proprio questo. Da questa pagina è nato il nome di questo blog
Da più parti viene avvertita un'inedita domanda di spazi "sociali". Luoghi dove rallentare, incontrarsi e riflettere, ma anche divertirsi, progettare e fare insieme. Luoghi accessibili, non solo in termini fisici, ma anche perchè accoglienti, aperti a persone e gruppi diversi, che non richiedono un'appartenenza totalizzante, ma rappresentano per tutti un appiglio contro la solitudine, la rinuncia ai sogni, il senso di impotenza. Luoghi che promuovono cittadinanza, non assistenzialismo. Luoghi dove sia possibile co-costruire piccoli ma significativi percorsi di speranza e di futuro.
Oggi si investe molto sulla riqualificazione di piazze, aree verdi, edifici. Ma che dire di tutto il lavoro - meno visibile ma più sostanziale - necessario per il miglioramente della qualità della vita dei cittadini, per lo sviluppo del senso di appartenenza alla comunità, per l'incremento degli interscambi e della coesione sociale? Questa infatti è la questione nodale di ogni riqualificazione, perchè solo l'integrazione tra interventi strutturali e interventi sociali dà la misura della capacità di un territorio di avviarsi a uno sviluppo sensato e sostenibile. Spazi curati, ma non progettati in modo partecipato, non rispondenti a bisogni condivisi con i cittadini, spesso restano inutilizzati, sono teatro di vandalismo, diventano cattedrali nel deserto. Esito infausto di progetti che pensano ai cittadini come utenti e non come co-costruttori di iniziative che rispondano alla domanda di nuovi legami sociali. E tuttavia i processi di sviluppo sociale solo in parte avvengono in modo spontaneo. A partire dai segnali di ricerca di nuove forme di socialità, tali processi hanno bisogno di accompagnamento e sostegno. In contesti segnati da individualismo, ripiegamento sulla propria famiglia, abbandono degli spazi collettivi, le pratiche di cittadinanza sono in controtendenza. A Torino l'esprienza della "Cascina Roccafranca" ha riconsegnato uno SPAZIO PUBBLICO a un quartiere della periferia attraverso un processo che coinvolge cittadini, associazioni, pubblica amministrazione nel ricostruire il senso dell'abitare. Una "Casa" che è SPAZIO PUBBLICO perchè qualificata dall'accoglienza, dall'ascolto, dalla libera aggregazione e dall'auto-organizzazione degli abitanti".

giovedì 3 gennaio 2008

Calorosa accoglienza nel Duomo di Giarre per l'orchestra di Yalta con Epifanio Comis

Un pubblico letteralmente
conquistato dai virtuosismi
di pianisti e orchestrali ha
seguito in religioso silenzio, sabato
e domenica nel Duomo di
Giarre, l’opera integrale dei
concerti per pianoforte e orchestra
di Sergei Rachmaninoff
e la Rapsodia su un tema di Paganini.
Un’ iniziativa rara in Italia,
prima assoluta in Sicilia. Sul
palco l’orchestra di Yalta, per
l’occasione diretta dal maestro
Epifanio Comis, e quattro giovani
pianisti di talento, allievi di
Comis, tre siciliani - Giuseppe Gullotta, Giovanni Forestieri e Giuseppe
Cugno - e una coreana, MinJung Baek. Epifanio Comis è un
noto pianista catanese di fama internazionale, adesso applaudito
anche nella veste di direttore;i suoi allievi hanno già riscosso successi
di pubblico e di critica esibendosi, con lo stesso programma,
in tournée in Europa e, prossimamente, anche negli USA e in Corea.
Particolarmente impegnativa l’esecuzione dell’ opera di Rachmaninoff
che richiede da parte dei musicisti, e dei pianisti segnatamente,
doti non comuni, evidenti anche all’orecchio profano.
Anche per la durata delle opere,
il concerto si è articolato in
due serate e ha avuto come
ambientazione ideale l’ottocentesco
Duomo di Giarre che,
grazie all’ottima acustica, ha
reso suggestivo l’ascolto. I concertisti
hanno trasmesso al
pubblico un crescendo di tensione
culminato in sonori applausi
e nella richiesta del bis.
L’evento era organizzato dall’istituto
musicale "Francesco
Pennisi" di Giarre, diretto dallo
stesso Comis, con il patrocinio
della provincia regionale di Catania e del Comune. Nella compagine
orchestrale si sono bene inseriti anche giovani musicisti
provenienti dal "Francesco Pennisi", nato solo due anni fa per
espressa volontà del presidente della provincia, Raffaele Lombardo,
e del sindaco di Giarre, Teresa Sodano. «L’Istituto musicale - ha
rimarcato Comis- vuole dare ai propri allievi opportunità di crescita
professionale di alto livello artistico». Questa sera al teatro
Rex, alle 20,15, l’orchestra di Yalta terrà il concerto di Capodanno.
MARIA GABRIELLA LEONARDI
pubblicato su LA SICILIA del 2 gennaio 2008